Quando la pornografia diventa violenza.

Chi come me passa molto tempo sui social avrà sicuramente letto qualche notizia in merito alla questione, era doveroso dira la mia opinione da buona polemica crescente.

L’articolo che ho letto su wired.it (https://www.wired.it/internet/web/2020/04/03/revenge-porn-network-telegram/) parla di un mondo legato alle chat di Telegram definito come il più grande sito di revenge porn di tutta Italia (e io che ho Telegram sul telefono e non capivo bene a cosa servisse..). Si proprio così, una delle frasi che mi ha colpito di più è stata: “40mila persone ogni giorno mettono in scena un rito di stupro collettivo virtuale.” Contro di chi? Le vittime prescelte sono per lo più ex fidanzate, riprese in video o immagini erotiche e pubblicate su queste chat dove vengono letteralmente massacrate con le parole, tutto questo senza alcun consenso. Si rende la vita di queste ragazze un inferno mandando anche a loro stesse queste foto con una serie di minacce a seguito. Andando avanti con la lettura si arriva anche alla pedopornografia dove resto letteralmente pietrificata di fronte alla frase di un padre che chiede: “come faccio a stuprare mia figlia di 13 anni senza farla piangere?”, ecco se non fossi su una piattaforma pubblica credo mi lascerei andare ad insulti e parole che mi porterebbero in tribunale, o ancora “non so voi ma io mi eccito quando sento la parola femminicidio”, “qualcuno ha foto di dodicenni?”.

Concludo qui la descrizione dell’articolo perchè non è quello su cui voglio soffermarmi considerando l’egregio lavoro fatto da wired.it, quindi se volete leggervelo per intero seguite il link sopra.

Vorrei invece ragionare sulla reazione di chi ha letto o commentato gli articoli, concentrata sulle vittime anzichè verso il carnefice: “si ma lei la prossima volta meglio che non mandi foto di nudi”, “certo che fare dei video così poi cosa ti aspetti? fai la cagna in giro e questo è quello che ti meriti” oppure “sono delle grandissime troie, fanne ste cose e poi si lamentano perchè le loro foto sono in giro”. Questi erano alcuni dei commenti più sobri, la maggior parte anche scritti da donne, dove viene puntato il dito verso le vittime colpevolizzandole perchè se la sono cercata.

“La prossima volta evita di mandare foto così” è sbagliato, non è il nudo inviato il problema, ma l’utilizzo improprio e senza consenso fatto da chi l’ha ricevuto. Questa frase veste di sbagliato la vittima, non va fermata lei, ma chi ha dato vita a questi stupri virtuali sotto forma di chat. E’ sbagliato che uno stronzo si permetta di pubblicare una foto di una sua ex fidanzata rovinandole la vita, minacciandola senza venir punito.

La maggior parte dei lettori si è poi soffermato sulla questione del nudo, vista come un’azione vergognosa e impura, un tabù risalente al sacro romano impero che ancora ci condiziona la mente come se fossimo nel medioevo. Non sto dicendo di andare in giro nudi, non fa parte della nostra società, ma il nudo, il sesso e tutto quello che lo circonda non sono nulla di sporco se fatto con il consenso dei partecipanti. E’ la mancanza del si e l’utilizzo della violenza che lo rende un gesto vergognoso, mi sbaglierò ma ci sono momenti ancora in cui mi sembra più tabù una donna nuda che vive la sua sessualità piuttosto che una violenza sessuale.

Le vittime sono arrivate anche a gesti estremi, imbarazzate a tal punto da pensare al suicidio, autolesionismo e violenza.

Purtroppo situazioni di questo genere non sono solo su telegram, i profili che usano e rubano foto senza consenso sono tantissimi, ecco perchè dobbiamo lottare contro questo fenomeno. Come fare? innanzitutto agendo a livello culturale, la nostra cultura chiusa deve diventare alleata delle vittime e gli stessi uomini devono farsi portavoce di questa lotta per aiutarci, inoltre dobbiamo rivolgersi subito alle autorità, qui di seguito vi riporto un link dove viene spiegato in dettaglio come agire e chi contattare (https://www.vice.com/it/article/m7qdda/cosa-fare-revenge-porn).

Concludere un articolo così è difficile, vorrei mettere la frasa giusta per augurare di marcire a tutti coloro che utilizzano questi siti e sono parti attive, scambiando foto di ex, di figlie, di nipoti, incitando alla violenza, allo stupro ecc.. ma in realtà aver letto certi commenti mi ha talmente spento che non sono neanche riuscita ad arrabbiarmi, ho guardato quella bambina di sette mesi che stava sorridendo al suo papà e ho pensato “e io come ti posso proteggere da questo schifo di mondo?”.

Questa non è pornografia, è violenza. #norevengeporn.

 

 

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