La favola delle pari opportunità

Questa è la storia di M. una cara amica che lavora in un’azienda del nostro territorio. Sabato sera, prima di dormire, ha voluto inviarmi una mail raccontandomi il suo lavoro e come si è ritrovata “spostata” da un ruolo all’altro. Ci siamo sentite e abbiamo scoperto che a lei sarebbe piaciuto molto che ci scrivessi un articolo, come forma di “riscatto” e io ho sperato me lo chiedesse. Quindi per tutte le M. li fuori, questo articolo è per voi, per far sentire la vostra voce che, per ovvi motivi, deve rimanere silenziosa.

Eravamo in sei nel ruolo di Project Manager in azienda, ognuno gestiva un’area geografica, la mia era quella asiatica (la più vasta), io ero l’unica ragazza.

Il mio titolare si lamentava spesso del fatto che fossimo poche, diceva che le donne in un’azienda erano necessarie soprattutto al centralino. Dovete sapere che la nostra azienda aveva la casa madre in Olanda e una delle innovazioni introdotte dalla nostra sede fu quella di togliere “la centralinista”, ruolo veramente avvilente affidato sempre e solo a donne, perchè si sa che la donna sorridente è sinonimo di dolce accoglienza. Il centralino era automatizzato al piano terra, ci si presentava e rispondevano dall’Olanda parlando in italiano, contattando poi l’ufficio compentente.

Questa novità non fu per niente gradita dal nostro titolare, sosteneva che l’arrivo di visitatori in azienda era un momento topico che andava impreziosito con l’accoglienza di un sorriso femminile che li avrebbe condotti nell’ufficio interessato, offerto un caffè, fatto una fotocopia, fornito biglietti da visita ecc. Quando sentivo queste parole mi immaginavo un ufficio del 1950 in bianco e nero con la segretaria d’azienda che faceva la stenografa.

Avevo legato molto con i miei colleghi d’ufficio, spesso uscivamo insieme per una pizza o per una birra, approfondendo l’amicizia ne risultò che ero l’unica laureata ma nonostante questo non ero ancora riuscita ad arrivare al loro stipendio, forse perchè ero stata assunta dopo pensai. Col tempo poi imparai che non era questione di “quando” ma di chi, la mia paga base era più bassa della loro e, trovandomi su questo blog, non ho bisogno di spiegarvi il perchè.

Nonostante il nostro lavoro fosse simile, mi trovavo spesso la sera ad uscire per ultima, oltre al mio ruolo di gestione progetti mi veniva chiesto di gestire anche le prenotazioni alberghi dei clienti, i taxi, i ristoranti, fare acquisti per le mogli ecc. Il mio capo diceva sempre: “dai M. ti ci vogliono 5 minuti per farlo, le donne sono multitasking”. In media arrivavano 2 gruppi di clienti a settimana e gestirli in tutti i movimenti era un lavoro a tempo pieno. Ho dimenticato di dire che il mio capo era molto conservatore, quindi dopo avermi fatto accompagnare i clienti in sala riunioni mi diceva: “M. senti se i signori gradiscono qualcosa”, ed ecco che con carta e penna prendendo le ordinazioni e scendevo alla macchina del caffè con il mio vassoietto. Si perchè in Olanda il ruolo di centralino era superato, ma per noi in Italia (lo dico al presente indicativo) è ancora un must have. (nda: Il problema non è il centralino, che ritengo essere una mansione di una certa importanza svolta indistinamente da maschi o femmine, ma tutte le mansioni di contorno che vengono attribuite solitamente a chi ne occupa la posizione).

Terminata tutta questa gestione clienti, riprendevo la mia scrivania dove le mail avevano superato il centinaio e spesso i clienti scocciati per la mia lentezza si lamentavano. Mi trovai spesso nell’ufficio del titolare per spiegare come fossi sott’acqua, il mio ruolo di Project Manager era veramente impegnativo e prenotare un aereo urgente mentre stavo facendo altro non era d’aiuto. La sua risposta era sempre la stessa: “è solo questione di organizzazione”, “non credo, i miei colleghi non devono chiamare l’albergo o portare il caffè, perchè io si?”, “vorresti dire che portare un caffè ogni tanto è un disonore? oppure che chiamare 5 minuti un albergo ti porta via tempo? dai per favore.” Cosa potevo rispondere di fronte a queste cose? Ricordo che avevo una sensazione di inadeguatezza, mi sentivo ingrata, come se il mio lavoro fosse un dono del cielo, dentro di me dicevo: “dai non lamentarti, hai un lavoro in ufficio, pensa a quante altre tue amiche sono ancora disoccupate”.

Questa situazione andò avanti per circa tre anni, lavorando circa 10 ore al giorno senza pausa pranzo, avevo perso 6 kg. Ero esausta. A fine anno il titolare mi convocò in ufficio dicendomi che in effetti aveva capito la situazione, avevo bisogno di aiuto. I clienti si lamentavano perchè spesso non rispondevo rapidamente, seguivo i progetti ma ero indaffarata anche con altro (nel mentre era arrivato un telefono fisso sulla mia scrivania con funzione di centralino e indovinate chi doveva rispondere?), a gennaio sarebbe arrivato un aiuto per me.

Al rientro dalle vacanze di Natale in effetti si arrivò un aiuto, la decisione presa fu quella di sollevarmi dall’incarico di Project Manager, lasciandomi il ruolo di “segretaria aziendale” con mansione di: centralino, organizzazione viaggi, gestione clienti, alberghi, aerei, taxi, back office e supporto ai colleghi e al titolare. La decisione fu una ferita aperta che in nessun modo riuscirò mai a far guarire, ricordo che quando chiesi spiegazioni mi fu risposto: “lo sai che quando chiamano i clienti per i progetti preferiscono sentire la voce di un tecnico, ci sono tanti ruoli più adatti per te qui in azienda, vedrai che così sarai più tranquilla e il lavoro ti piacerà, poi in tanti mi hanno riferito che spesso rispondi male, sei scorbutica, poco collaborativa, quindi ho pensato che allievarti da certi compiti fosse un modo per te per essere più sorridente”.

Si perchè essendo una donna multitasking i lavori sulla mia scrivania erano tantissimi, non riuscivo a fare tutto e spesso mi lamentavo, ero stanca, svogliata e avevo perso la grinta di sempre, diventando agli occhi degli altri “acida e silenziosa”, quindi sollevandomi dal ruolo per cui ero stata assunta, la ditta mi stava facendo un enorme favore, io ingrata non avevo detto neanche grazie.

M. lavora ancora in questa azienda, ecco perchè tutto quello che ho scritto è in forma vaga e anonima, il suo lavoro purtroppo non è cambiato negli anni, ora ha anche due figli e sappiamo bene come non ci sia mercato per noi mamme. Voglio scrivere un paio di righe facendo un copia incolla direttamente dalla sua mail:

“Piango quando penso a quanto hanno speso i miei genitori per farmi studiare, ricordo l’entusiamo della mia laurea e le speranze di una giovane ragazza realizzata. Odio svegliarmi al mattino per andare al lavoro, odio il mondo del lavoro in Italia per come mi ha messo in un angolo da subito. Non voglio prediche o consigli su quello che avrei potuto fare. Voglio solo gridare quanto mi sento fallita. Troppe volte mi sono trovata a piangere come una bambina emotiva nonostante i miei 38, e troppe volte ancora mi sento svalutata di chi lavora con me”.

La posizione della donna nel mondo del lavoro italiano è da “terzo mondo”, la colpa principale non deve essere data alle singole aziende, piuttosto allo stato che non sta in alcun modo incentivando e aiutando le donne e le aziende. Credo anche che le donne siano da tutelare nel mondo del lavoro con normative dedicate perchè attualmente la storia delle pari opportunità resta solo una bella favola. Il nostro ruolo è sempre stato di contorno, la maggior parte dei manager sono uomini, i politici sono quasi tutti uomini, le stesse task force nominate da Conte in questo momento pandemico sono tutte composte da uomini, sapete perchè? Perchè le donne sono nelle retrovie a lavorare, A FARE, sempre in passo indietro, in silenzio, la posizione che da sempre ci hanno riservato.

Io ringrazio M. per l’occasione che mi ha dato, avrei voluto scrivere tante cose in merito a questo tema, ma utilizzare una storia vera è stato il modo migliore, così da riflettere senza utilizzare opinioni o parole scomode che allo stato italiano danno solo motivi in più per metterci in un angolo. Vorrei aggiungere che fortunatamente questa è la singola situazione specifica della mia amica, sono certa che la maggior parte dei posti di lavoro ha superato queste dinamiche bersaglianti i ruoli femminili.

Non è un gran riscatto, ma spero che per una volta tu possa sentire l’importanza che meriti.

Vi lascio con una delle immagini che preferisco del movimento #metoo:

IMG_7588

Fedy_On_The_Blog

 

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...