“Non voglio criticarti, lo dico per il tuo bene”.

… pensa se mi voleva male cosa mi diceva!

La canzone di J-Ax “Assenzio ” dice una frase che rispecchia perfettamente l’argomento di cui vorrei parlare, “in mezzo ad una folla di voci che acclama avere un radar e sentire solo quella solitaria che infama”, perché in mezzo a tante belle parole e persone che ci sostengono, tendiamo a dare più peso a quella voce da sola in lontananza che ci offende e ci vuole distruggere?

Parlavo la settimana scorsa con una mia amica conosciuta proprio grazie alla piattaforma di WordPress dove scriviamo entrambe, nel corso degli ultimi mesi abbiamo notevolmente aumentato il cerchio di utenti che ci leggono e ci lasciano piacevoli feedback positivi, tra tanti c’è sempre qualcuno che ci porta uno strascico di cattiveria, che ci trasmette “male”, dice che valiamo poco. Ma perché diamo così peso a queste voci? Perché ci si sofferma di più sull’odio e la rabbia anziché riempirci di soddisfazioni con gli incoraggiamenti che ci arrivano?

Sarà forse una mia impressione, ma il male si sparge a macchia d’olio, incredibile come basti poco per scatenare una rabbia repressa che non si sa bene dove sia stata nascosta. Le vibrazioni negative vengono trasmesse in modo velocissimo come un’infezione che non si riesce ad arginare, trovando terreno fertile in persone magari più fragili che vengono massacrate dalle frustrazioni del mittente. Si perché per la maggior parte parliamo di persone nocive alimentate da tanto odio che la vita ha reso rabbiose, nascoste in disparte, pronte ad alzare la voce non appena fai un passo falso. I miei preferiti sono quelli che si mettono il vestito da cappuccetto rosso ma che sotto sono in realtà dei lupi mannari.. ti criticano ferocemente e concludono con: “vedi tu eh? io lo dico per il tuo bene”. Le classiche critiche travestite da consigli (il più delle volte mai richiesti).

Indubbiamente l’arrivo dei social mette in piazza la nostra vita privata, o meglio, chi come me li utilizza in maniera piuttosto frequente, sceglie anche cosa mettere in evidenza della propria vita. Le conseguenze non tardano ad arrivare, molte persone mi leggono ed apprezzano i miei lavori, la mia vita, la mia bambina, ma altrettante no. Arrivano tante critiche anche, alcune accettabili devo dire, si perché se fatte davvero con scopo di critica costruttiva possono fare bene; sono quelle fatte solo per annientarti che diventano deleterie, fatte per ferire, rimpicciolire, bullizzare, spaventare, denigrare. Perché? Cercare di riversare l’odio contro un’altra persona che apparentemente non si conosce troppo bene, cosa porta?

Io credo che chi lo fa cerchi di far sentire il destinatario allo stesso suo modo, chi trasmette odio è una persona sofferente, rabbiosa, insoddisfatta, alla perenne ricerca di qualcosa che cerca nella distruzione altrui, pensando che disintegrare chi sta di fronte sia una forma di riscatto nei confronti della vita. Queste persone vanno aiutate sicuramente perché combattono una guerra con loro stessi fatta di odio soprattutto verso la loro persona, stanno insultando se stessi ma non lo sanno. Io ho conosciuto da poco questa nuova forma di odio, le prime volte ammetto di averci sofferto, non riuscivo a capire cosa avesse scatenato reazioni di questo genere. Poi la luce, ho semplicemente pensato di premere il tasto blocca. Capisco non sia una scelta troppo matura, ma non credo ci sia modo di avere un confronto con chi si comporta così. L’incitamento all’odio non è fatto con lo scopo di un confronto maturo quindi non ne vale la pena.

L’indifferenza è la forma di risposta più consona, questi soggetti trovano carica e voglia di continuare quando vedono che riescono a colpirci, basta poco, ignorare è la strada giusta. Non è facile, persone fragili, troppo giovani, insicure, manipolabili possono cadere in un baratro che toglie il respiro, stiamo attenti alle osservazioni che facciamo, specialmente se non richieste. Se non siamo d’accordo con qualcuno, facciamo una cosa intelligente, smettiamo di seguire o guardare la sua vita sui social, spegniamo il telefono e andiamo a fare altro. Coltiviamo interessi che vadano oltre il mondo del web, e ve lo dico io che ci vivo e ci lavoro dentro!

Questo è il mio modesto pensiero sulla “cybercattiveria”, poi ci sono invece le persone a noi vicine, che ci conosco bene, e amano criticarci specialmente dietro le nostre spalle, ma questo è tutto un altro mondo e in tanti abbiamo questo brutto vizio, chi più e chi meno. In questo caso non basta bloccare l’utente, qui il veleno alle volte scorre nelle vene a tal punto da uccidere rapporti, allora io semplicemente cambio strada e lascio che il singolo si ritrovi nella sua solitudine contando sulle dita della mano chi è rimasto ed è riuscito a sopravvivere ai suoi morsi velenosi. Io di morsi ne ho davvero tanti e ammetto in tutta onestà che spesso mi sono difesa lasciando a mia volta il segno, la delusione è una forte sofferenza ma una grandissima scuola.

2 pensieri su ““Non voglio criticarti, lo dico per il tuo bene”.

  1. Irene (la Gnoma) ha detto:

    La cattiveria attacca molto sulle persone che sono insicure, che si sentono inadatte. Un buon modo per non essere “sensibili” a certe aggressioni è recuperare un po’ di amore e di stima per noi stesse.

    Detto ciò, il cyberbullismo è un gran brutto problema.

    "Mi piace"

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