Devi imparare a stare zitta.

“Come faremo se non ci fossero le nostre donne in questo mondo? Le donne sono forti, importanti, guidano le famiglie, crescono figli, curano la casa, amano un marito”.. che ansia. L’importante è che la donna sappia bene qual è il suo posto, al centro lui, il solo e unico marito con intorno la meravigliosa cornice.. sua moglie, la regina del focolare domestico, per lei poesie e parole d’amore senza fine, l’importante cara mogliettina è che tu sappia stare sempre un passo indietro e soprattutto che impari a stare zitta.

Siamo nel 2020 ed esiste ancora una generazione che non tollera il fatto che una donna possa anche solo alzare la mano per esprimersi, figuriamoci se si permettesse di rispondere a tono quando istigata da un un interlocutore maschile. In quel caso sguardo vitreo che dice: “ma come ti permetti di rispondermi male?”.

Noi donne siamo tenute ad azionare sempre la modalità “polite” ovvero diplomazia e dolcezza, qualsiasi altra forma verrebbe considerata una sorta di acidità, anomalia ormonale, incapacità di gestione delle emozioni, impulsività, immaturità, fragilità di sentimenti al grido di “oggi è acida, avrà il ciclo”, oppure ancora peggio: “Secondo me ha bisogno di vitamina C” e non intendo quella che si vende in farmacia, come se un rapporto sessuale con un uomo potesse ripagarmi di anni in silenzio a non rispondere perché sono nata donna e non mi è concesso avere opinioni.

In realtà ho il ciclo proprio ora che sto scrivendo, lo dico ai più temerari così da togliere ogni dubbio, ma vi assicuro non da sbalzi ormonali. Sapete cos’è che crea sbalzi d’umore alle donne? Lavorare il doppio per essere pagate quasi come un uomo ad esempio, fare la casalinga e la mamma di fronte a qualcuno che ti dice: “bello stare a casa a fare un cazzo vero?”, e ancora: lavorare otto ore al giorno poi arrivare a casa e anziché coricarmi sul divano in attesa della cena, dover fare lavatrici, stirare, fare le pulizie perché sono ruoli “nostri”, far parte del gruppo whatsapp della classe del figlio con compiti, catechismo, calcio, compleanni. Banali esempi ma.. siamo sicuri che sia il ciclo il problema?

La domanda “hai il ciclo?” posta come forme d’istigazione in risposta ad una nostra presa di posizione è da anni e anni che esiste, ci tengo a dirlo perché è bene mettere in chiaro come venivano trattare le donne in passato, e perché esiste ancora una generazione che ragiona come se fossimo ai primi del ‘900, tramandando questa mentalità chiusa da padre in figlio.

Infatti è proprio in quel periodo che vorrei soffermarmi un attimo, ai tempi i vari “medici” ritenevano le donne soggetti inferiori sia a livello cerebrale che a livello fisico, soprattutto perché sanguinanti ogni mese come se avessimo una sorta di disturbo cronico con ripercussioni anche a livello mentale, tanto da “renderci matte in quei giorni”. A partire dalla prima guerra mondiale ci fu un aumento esponenziale dei manicomi in cui venivano internate per lo più donne. Negli archivi delle loro cartelle cliniche viene quasi sempre riportata la seguente frase: “facile irritabilità, rifiuta di sottostare ai volevi del marito o della suocera, incline agli insulti, incapace di gestire la prole, rifiuto di adempiere ai compiti coniugali”. Nel periodo poi dei fasci il numero di donne fu triplicato, in troppe si rifiutarono di fare da incubatrici per la produzione in massa di figli di razza pura.

Analizziamo la situazione? Nel 1900 e dintorni, una donna di circa 30 ha già come minimo 7/8 figli, (io ho rischiato di impazzire partorendone una) mettiamoci dentro anche qualche aborto spontaneo perché l’ostetricia non era ancora ai massimi livelli. In aggiunta deve curare la casa, i figli, avere rapporti sessuali a comando in base alle esigenze del marito padrone, non può esprimere nessun genere di idea, il più delle volte picchiata perché nella normalità di una famiglia italiana media cristiana e sicuramente viveva con la suocera. Se tutto questo roseo mondo non le piaceva ecco che il ribellarsi destava subito sospetti, si chiamava il medico et voilà internata in manicomio perché irosa, con squilibri, curata se andava bene con 10 elettroshock al mese o coma farmacologici indotti (tutto questo documentato su libri es. Malacarne, donne e manicomio nell’Italia fascista, di Annacarla Valeriano).

Credo questo breve excursus sia sufficiente per capire che la battuta sugli sbalzi di umore e ciclo sia lievemente inadeguata. Avere un’opinione e rispondere a tono a provocazioni o frasi infelici non è sinonimo di acidità femminile, o donna con la lingua lunga, significa essere umano al pari degli altri che difende le proprie posizioni senza entrare nel merito del sesso di appartenenza. Non lasciatevi mai zittire da nessuno, se qualcuno vi sta ordinando di stare zitte c’è un problema.

Spero vivamente che la generazione di cui tanto parlo sia verso la fine, si tratta di uomini chiusi mentalmente che hanno vissuto in famiglie patriarcali in minuscoli paesi con livelli bassi di istruzione, ma che purtroppo si sono sparsi a macchia d’olio, infettando i figli che ai giorni nostri ancora vivono e ragionano in questa modo vergognoso. Spero anche che gli esseri umani stiano facendo in mondo che i bambini crescano senza stereotipi, liberi di parlare e di esprimersi.

Voglio che le orecchie di mia figlia non sentano mai le parole: “devi imparare a stare zitta”, perché amore mio, la libertà è un tuo diritto fondamentale.

Facciamo un passo avanti verso un’evoluzione cerebrale, la mente chiusa è la peggior prigione in cui vivere.

Questo articolo è per tutte quelle donne che negli anni del fascismo hanno perso la vita rinchiuse nei manicomi a causa della loro ribellione verso una vita di dominio maschile, io sarei stata la prima delle rinchiuse.

Fedy_On_The_Blog

5 pensieri su “Devi imparare a stare zitta.

  1. Irene (la Gnoma) ha detto:

    Articolo splendido!
    Non so, sai. Io sono sicuramente fortunata col Vichingo, anche se come uomo non ha proprio ben chiaro tutto il giro del lavoro-casa-figlia (visto che io faccio i turni di 7 ore filate e mezza giornata “sono a casa”, mentre lui torna la sera), però aiuta dove può e certo non si permetterebbe mai di zittirmi.
    Vedo tante ragazze della mia generazione (e più giovani) che hanno abbastanza carattere da spezzare quel circolo di cui parli. Però, mi dicono che le cose qui al nord sono abbastanza diverse rispetto a quelle vissute in alcune piccole realtà del sud italia.

    "Mi piace"

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