Gender pay gap – divario di stipendio tra uomo e donna

Ho ripreso il lavoro dopo più di un anno di maternità e come sempre mi faccio mille domande. Ho pensato spesso a noi, uomini e donne che ogni mattina ci alziamo e andiamo verso il nostro posto di lavoro, al ruolo che rivestiamo, il perchè siamo li, come ci siamo arrivati e soprattutto: ci siamo meritati tutti il posto che occupiamo? Possiamo dire sia grazie alla meritocrazia se siamo arrivati dove siamo? Oppure si tratta solamente di aver accettato il posto meno peggio a disposizione perché quelli migliori non era disponibili per persone come noi? E se non siamo nel posto che volevamo, possiamo guadagnarci il ruolo a cui tanto speriamo di arrivare in maniera pulita ed onesta?

Mi immagino un posto di lavoro vacante come un traguardo, con vari partecipanti in gara. Tutti i candidati si trovano ai blocchi di partenza nella stessa posizione, la corsa deve essere alla pari tanto quanto il premio finale. Per rispondere ad alcune delle mie domande esistenziali sopra, ecco che subito mi viene alla mente una campagna pubblicitaria di sensibilizzazione con immagini che danno poco spazio al “non capisco cosa voglia dire”, il titolo è: “Someone has to work harder”

La campagna dice “Same rights, same opportunities”, stessi diritti e stesse opportunità. Sono innumerevoli le immagini come questa, non perché ci siano persone visionarie al mondo che vogliono sempre mettere le femminucce nella posizione di vittime, ma perché questa è la brutale verità raccolta con statistiche e numeri alla mano.

La corsa non è alla pari, la candidata donna avrà ostacoli e pesi da portare durante la gara e, se per qualche motivo a me ignoto, dovesse arrivare prima di lui, allora il premio avrebbe un differenziale del 20,7% (valore dichiarato su una statistica comparsa sul giornale “La Repubblica”).

Cosa significa tutto questo? Facciamo un esempio pratico per capirci: io e mio fratello andiamo al bar a prendere un caffè, lui paga 1 euro e io 1,20, ma il servizio e il caffè sono gli stessi, come la mettiamo? Questo argomento va proprio a braccetto con la questione delle donne multitasking affrontata in precedenza, super produttive e meno pagate.

L’Italia è passata dal 70 al 76esimo posto nel mondo come stato con divario più ampio tra stipendio maschile e femminile (Gender Pay Gap), la donna in media guadagna € 17.900 all’anno a fronte dell’uomo che ne percepisce circa € 31.600, le donne sono più istruite degli uomini e lavorano più ore, ma il salario è inferiore del 20,7%. Non sto parlando per stereotipi, sono raccolte ISTAT. Questo significa anche che la donna avrà sempre entrate inferiori rispetto all’uomo, quindi un minor potere di acquisto in famiglia e di conseguenza una posizione sempre subordinata in termini di soldi.

STESSO RUOLO, STESSO NUMERO DI ORE MA DIVERSO STIPENDIO.

Cercherò come sempre di non polemizzare o prendermela con una figura in particolare, credo non ci sia un solo colpevole in questa cronica malattia che ci portiamo avanti da sempre, ma vorrei analizzare le “papabili” cause ancora portate avanti dai datori di lavoro per le scelte fatte.

La maternità è una delle prime, lo stereotipo per antonomasia verso una crescita di carriera femminile, in Italia infatti sono praticamente inesistenti i servizi complementari per conciliare lavoro e famiglia penalizzando chiaramente le mamme, sono tantissime le donne che dopo il primo figlio lasciano il lavoro.

La donna fa più fatica a negoziare la sua retribuzione diversi datori di lavoro infatti giudicano le donne come soggetti che, in proporzione, potrebbero lavorare meno in futuro perché si sa “i figli sono delle mamme” quindi hanno la tendenza a spingere i salari femminili verso il basso.

La donna è vista come un fattore a rischio, con l’arrivo di figli sarà sicuramente meno disponibile, quindi un elemento sacrificabile nei confronti dei colleghi uomini.

Sono sempre di più le donne cha lavorano gratis in Italia, vale a dire seguono la gestione familiare, faticando ininterrottamente per h24 senza vacanze o permessi retribuiti, per poi arrivare all’età pensionabile in miseria.

Alla luce di tutto questo abbiamo anche un articolo nella costituzione italiana (l’art. 35) che stabilisce la parità di diritti tra i sessi sul posto di lavoro, ma sapete che paghe orarie diverse significano diversità di diritti? Un elogio particolare da fare all’Islanda dove da poco è stata emanata una legge che obbliga le istituzioni pubbliche o private, aziende, banche e tutti coloro che hanno più di 25 dipendenti, alla parità di salario. A differenza nostra però, vengono effettuati controlli a tappeto con multe altissime per chi non rispetta la normativa.

Come rieducare la nostra società in questo senso? Sicuramente la cultura e la conoscienza sono fattori che aprono la mente, e il fatto che “siano più spesso al comando” gli uomini che risultano meno istruiti delle donne, fa riflettere. Il nostro male da combattere resta sempre l’italiano medio basic e ovviamente etero, che va in chiesa la domenica e poi quando torna a casa insulta la moglie perché alle 12:01 non ha ancora il suo piatto fumante di pasta alla carbonara. Siamo schiavi di preconcetti e condizionamenti che ci trasciniamo dietro da così tanti secoli che, senza rendercene conto, stiamo tramandando ai nostri figli semplicemente vivendo con noi.

In risposta a queste mie affermazioni mi sono sentita dire che esistono settori dove uomini e donne sono trattati in modo equo o addirittura le donne valgono di più. Questa scusante vale molto poco, chi guadagna di più dovrebbe essere deciso dal mercato e dell’operato del singolo, non di certo da quello che abbiamo o no nelle nostre mutande. Non ci devono essere distinzioni, punto.

Non tutte le realtà sono così, è giusto ammetterlo, io ad esempio, lavoro in “un’isola felice”, dove sono stata lasciata libera e serena durante la mia gravidanza e maternità e agevolata durante il rientro. Il divario non è presente, questo anche perché i titolari sono di ambo i sessi, quindi a livello direzionale ho sentito subito la differenza rispetto ai precedenti posti di lavoro, inoltre, caratteristica a mio avviso basilare per fare passi avanti, sono persone giovani e dinamiche, non tanto di età quanto a livello mentale.

Questo mi fa ben sperare per il futuro, lo zoccolo duro del patriarcato e quindi delle disparità potrebbe andare via via spegnendosi con il susseguirsi dei cambi generazionali, lo spero tanto, per le donne di domani.

Qui di seguito vi ho allegato un’immagine che estrapolata da Forbes, rivista che leggo sempre online perché vengono spesso pubblicate classifiche di vario genere, utili per capire come sta viaggiando il mondo. In questa che ho messo sotto (vi lascio anche il link per leggere tutto l’articolo), vengono listate le aziende con più dipendenti donne che stanno investendo sulla nostra presenza ma che allo stesso tempo hanno firmato accordi che le obbligano alla parità di salario in qualsiasi parte del mondo esse si trovino.

https://www.forbes.com/sites/niallmccarthy/2020/07/29/the-best-employers-for-women-in-2020-infographic

Una piccola soddisfazione personale nel sapere che uno dei nostri migliori clienti “Unilever” è al secondo posto al mondo.

Avanti tutta!

Fedy_On_The_Blog

4 pensieri su “Gender pay gap – divario di stipendio tra uomo e donna

  1. Celia ha detto:

    Francamente che ci siano settori in cui le donne hanno posizioni di preminenza e guadagnano di più (della dirigenza in altri settori) non vedo come possa rispondere al problema dello stipendio: in quegli stessi settori, degli uomini che ipoteticamente arrivassero a ricoprire la stessa carica guadagnerebbero la stessa cifra o più alta (mai di meno). Che poi sia più probabile per le donne ricoprirla è un altro discorso.
    E’ naturale che una dirigente guadagni di più di un impiegato. Ma se a parità di ruolo la cifra cambia, le uniche a rimetterci sono le donne: non si è mai visto un uomo penalizzato in quanto tale.

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