Metamorfosi.

Aspetto il mese di dicembre tutto l’anno, poi quando arriva è un casino. Una continua alternanza di stati d’animo e sbalzi, luci natalizie e buio delle 16.30 del pomeriggio, speranza misto malinconia. Sarà la fine dell’anno che mi mette addosso quella sensazione di tempo che scorre e scivola via, quest’anno poi, portandomi questo flusso di sinfonie scritte in lettere che pubblico sul mio blog. Sinfonie fatte di ansia, pressione alta, rivoluzione, guerra, post parto, ormoni, pianti, gioie, rincorse, salti, obiettivi, cambio di strade ecc..

Quanti anni ho lasciato soffocare tutte queste “cose”? Lasciavo li quella voce, come se non esistesse, la voce di chi voleva parlare una lingua diversa da quella che io volevo sentire; adesso, a fine anno viene quasi normale fare un bilancio di questo 2020.

Da quando ho aperto la mia “mostra” online, fatta di scritture su ogni cosa mi passi per la testa, è cambiato tanto, ho vissuto quella cosa che Kafka chiamava metamorfosi senza rendermene conto. Ho iniziato a scrivere durante la prima quarantena e qualcuno mi leggeva veramente, incredibile mi sono detta! Scrivevo, liberavo mente e parole e mi sembrava di fare sempre un passo in più verso una meta, ma quando, ad un certo punto mi sono voltata, ho visto una nuova realtà, non ero più nel posto di partenza, era cambiata la strada, la meta, il paesaggio, proprio avevo bypassato i binari che avevo pronti davanti, uscita completamente di strada, ero immersa in acque scure.

La bellezza di questa sensazione? Non so dirla a parole, non sono “riuscita” a restare nella normalità, con mio grande grandissimo piacere. La normalità? Forse una parola, una sensazione che ci serve per non aver paura di annegare in acque sconosciute, ho lottato tantissimo per non essere diversa, e ogni volta che arrivava quella sensazione di mancanza d’aria, formicolio alle mani, cuore nelle orecchie, sudori freddi, mi sentivo come se il mio corpo, la mia mente, la mia personalità soffocata si rivalesse di quello che l’avevo costretta a vivere.

Quando ho iniziato ha scrivere davvero ho come lasciato uscire quel lato emarginato, qualcuno si impossessa di me e parla per tutte le volte che non gliel’ho lasciato fare. Sono acque molto profonde, dove ci si può tuffare solo se si sa nuotare bene, riesco a galleggiare a fatica perché le onde di queste parole sono forti e devo assimilarle poco alla volta per non venire travolta sempre. Voglio aver rispetto di questo mio lato che ho soffocato per tanti anni, ci devo e ci voglio convivere, è mio, e anche lui vive ogni giorno in mia compagnia. Prima lo scacciavo infondo a quel mare spaventoso dove butto tutto quello che mi fa paura, oggi mi ci butto anche io ogni tanto, da sola, perché il naufragare è bello se fatto in solitudine, senza preoccuparsi anche di altri.

Più le parole scendono e si calmano sul foglio, più le mie braccia riescono a tenermi a galla per godere delle onde che mi cullano portandomi, forse, alla riva da cui sono partita.

Entrare in contatto con quei pensieri è stata una delle cose più faticose e spaventose che continuo a fare, non posso smettere, se dovessi farlo tornerebbero ad essere quei mostri giganti che per anni hanno cercato di divorarmi durante le notti buie.

Quando rileggo quello che scrivo mi chiedo in che posto ero, è davvero un posto buio per me, ogni volta penso che sia l’ultima, che non mi riporti più nel mio mondo normale, e invece.. si, perché la novità è che quest’anno le ho dato un volto. Non ci sono mostro anzi, ho visto una bambina impaurita, piccola, che piange da sola e nessuno si scomoda ad accarezzare, ecco io l’ho vista la mia ansia, e aveva proprio quell’aspetto. Ecco perché non posso lasciarla da sola anch’io, ogni bambina piccola ha bisogno di un abbraccio, non esistono bambine cattive, lo sono diventate per qualche sofferenza che nella vita normale non deve essere riconosciuta come tale.

Il mio 2020 è questo, ho dato un volto a quella cosa che mi spaventa da quasi vent’anni, ho conosciuto finalmente quella persona che ho cercato in tutti i modi di far sparire, siamo tante persone ma voi ne vedete una sola.

“Mi si fissò invece il pensiero ch’io non ero per gli altri quel che finora, dentro di me, m’ero figurato d’essere.”

Pirandello Uno, Nessuno, Centomila.

6 pensieri su “Metamorfosi.

  1. Chiara ha detto:

    “Il mio 2020 è questo, ho dato un volto a quella cosa che mi spaventa da quasi vent’anni, ho conosciuto finalmente quella persona che ho cercato in tutti i modi di far sparire, siamo tante persone ma voi ne vedete una sola…”…. WOW FEDE❤️…. SPERO ANCH’IO DI ARRIVARE FINO A QUI 💕

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    • Fedy_On_The_Go ha detto:

      Ciao Chiara! Non so se chiamarlo traguardo o resa per disperazione, alle volte entrambe. Sai anche tu che volto potrebbe avere l’altra Chiara, posso solo consigliarti di abbassare le difese e le armi, sei sempre tu, non puoi farti troppo male. Grazie di avermi letto ❤️

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