Ascoltiamo cosa vuole dirci l’invidia.

L’invidia è qualcosa di obiettivamente spiacevole, si insinua dentro di noi e lavora, macina, deteriorandoci, portandoci ad idee e ragionamenti del tutto poco amorevoli. E’ un sentimento che si prova nei confronti di un’altra persona, che possiede doti o beni che vorremmo avere noi, spesso, almeno nel mio caso, la si avverte perché non si tollera che altri abbiano qualità pari o superiori a noi.

Ho scelto questo argomento per semplici motivi, il primo è che io stessa mi sono trovata troppo spesso vittima di questo sentimento, come al solito quindi voglio condividere queste sensazioni con voi, il secondo è che lo si addita sempre come un sentimento negativo ma, valutato in chiave diversa, ha aspetti estremamente costruittivi.

Vorrei entrare in un caso un pochino più specifico, uno dei miei primi articoli, Eva vs. Eva (https://wordpress.com/post/fedyontheblog.com/142) parlava proprio di questa invidia concorrenziale tra donne, cercando anche di entrare nel merito della questione e analizzandone le origini. Oggi volevo riprendere l’argomento proprio perché alcuni aspetti mi incuriosiscono molto e vanno affrontati anche per andare ad aumentare e solidificare l’armonia tra donne, troppo spesso messa da parte.

Art Print di Lieke Van der Vorst.

L’invida tra donne esiste da sempre come “gioco” della nostra società, ovviamente la solita colpevole, vuole farci credere sia parte integrante della vita femminile, lottare, competere, vincere contro le altre. Ma il motivo? Qualcuno ha capito quale dovrebbe essere il premio per chi vince? Nessuno lo ha capito, perché ogni singola donna è portata al confronto verso una sua simile, confronto in termini di felicità soprattutto. Conosco donne che si sono costruite un impero con le loro mani, nonostante questo invidiano la mamma senza lavoro che vive in un piccolo trilocale gioiosa con il suo bambino, come può essere felice lei? Se io che mi sono guadagnata un impero non lo sono?

Il confronto è la parola chiave, perché noi donne siamo sempre le più osservate e messe alla gogna in caso di mancate capacità, e i giudici più severi siamo noi. Vi faccio il mio esempio, ho partorito da un anno e qualche mese e mi viene naturale guardare mamme che hanno partorito da molto meno, che però sono già rientrate nei loro jeans pre figlio. Provo invidia si, soprattutto perché sembrano felici e più sicure di se. La società mi ha insegnato che se voglio riesco a dimagrire dopo la gravidanza, quindi il fatto che io non lo stia facendo mi fa sentire sbagliata, invidiosa di chi lo ha fatto.

Devo però ammettere che i tipi di invida che provo sono molti, oltre a quello detto sopra ne ho provati altri, uno dei quali abbastanza salutare ed è su questo che voglio fare leva; si tratta di invidia verso donne che stanno costruendo tanto, donne a cui vorrei somigliare quindi, che mi stimolano e sono diventate degli esempi. Sono donne normali, che si sono tirate su le maniche e hanno cambiato qualcosa nella loro vita che le spegneva, voltando pagina, decidendo che “adesso o mai più”, hanno preso quel treno che stava passando, hanno fatto quel passo tanto pauroso che sembrava fosse impossibile fare, quelle donne che si sono impegnate per capire cosa mancava nella loro vita.

La chiamo invidia salutare perché ben diversa dall’altro tipo di cui vi ho parlato, in cosa sarebbe diversa? Beh questa invidia non è dettata dagli stereotipi o dalla società maschile in cui viviamo, anzi è stata una forma di sentimento stimolante che mi ha portato a farmi una domanda: “posso farlo anch’io?”, la risposta è si. Uscendo dai canoni prefissati di questa società limitata, mi sono detta che se volevo fare altri passi potevo, da tempo avevo in testa quell’idea di studiare quell’argomento che tanto mi piace, quindi?

Sono uscita dagli schemi legati allo studio in un’aula con il docente di fronte, sapevo di faticare perché ho una figlia piccola, un lavoro, una casa, tempo pochissimo, ma sono io che ho in mano la mia scelta e posso incanalarla nel modo in cui ritengo opportuno, quindi sono partita e sto facendo questo percorso ormai da aprile con esami e lezioni online. Ecco il buono dell’invidia sana, stimola al miglioramento.

Cosa rende un sentimento come l’invidia positivo? A parer mio, lo diventa se è qualcosa che ci porta a migliorarci, a crescere, se è un fuoco che abbiamo dentro noi. Tutto l’opposto dell’invidia che nasce per colpa di una società che mette a confronto le persone, facendole sentire inadatte, mettendo in competizione donne così da stimolarle all’acquisto, al consumo di “cose” per migliorare e diventare le medaglie d’oro indiscusse.

Il passo è piccolo ma una volta fatto sembra di aver camminato una vita intera, ho passato così tanto tempo seduta a far l’osservatrice, guardare le altre persone fare progressi, intestardirmi nel dire che io non ne avevo bisogno perché stavo bene così, quando in realtà avevo solo paura di fallire. Mi rendo conto solo ora della mia mente piccola e chiusa, che male c’è nel fallire? C’è più male nel non provarci, nello stare fermi ad invidiare in modo cattivo gli altri che ci provano, deridendoli magari.

Che potere ha una mente aperta che si mette in gioco e si da una seconda possibilità? Non fermiamoci, nella vita possiamo fare tanto, quel passo sembra tanto faticoso, ma in realtà sarà la cosa più bella e soddisfacente che ci sia. Ascoltiamo cosa deve dirci la nostra invidia, potrebbe essere la strada nuova che cercavamo.

Art Print di Lieke Van der Vorst.

Aggiungo anche che il mio lato femminista, che sto con amore coltivando, vuole sostenere, appoggiare, credere, spronare tutte le donne che nel mondo “ci stanno provando”, insieme possiamo fare tanto.

Fedy_On_The_Go

“Il successo non è definitivo, il fallimento non è fatale: ciò che conta è il coraggio di andare avanti” (Winston Churchill)

4 pensieri su “Ascoltiamo cosa vuole dirci l’invidia.

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