In modalità off line.

Stai facendo un milione di cose e parte quella canzone, l’avrai sentita mille volte ma oggi, per la prima volta, ti fermi e la ascolti veramente. Il tuo sguardo è fisso, sei completamente rapita e sorda verso il resto del mondo, nero. Qualcosa ti annebbia la vista, sono lacrime? Ma stai piangendo? quale sarebbe il motivo?

Non so perché sto piangendo, questa canzone mi ha risvegliato una tristezza dentro che non ricordavo, sono qui ferma ancora con lo sguardo fisso, dov’è il tasto? Non voglio più sentirla, cosa succede oggi? Ecco guardo il calendario, ricordo.. siamo quasi a fine settembre, il mese del mio TILT dove non ho alcuna padronanza sulla gestione delle mie emozioni, ho provato tante volte e ho lasciato perdere. Sei tornato anche quest’anno a farmi visita vedo..

Si sono passato anche quest’anno, ma dai ormai siamo amici e sai che non resterò qui a lungo, come la tua canzone che presto finirà perché niente dura in eterno. Devi solo lasciare che venga suonata anche l’ultima nota, interromperla a metà non è una buona idea poi troverebbe comunque il modo di ripartire nel momento meno appropriato. Lasciala finire.. anzi, se serve, riascoltala, poi quando sarà finita, tornerà tutto come prima.

Benvenuto autunno! Eccomi adesso riprendo la gestione della mia tastiera dopo aver lasciato che le mie due personalità dominanti scrivessero il loro saggio breve. E’ arrivato l’autunno e con lui la mia apatia. Sono un animo malinconico, mi piace questa stagione con i primi freddi, i ritmi lenti, le giornate accorciate e il buio. Il mio essere trova finalmente la pace durante questo periodo dell’anno, nonostante la mia solarità e socialità, amo il silenzio delle foglie che cadono.

Dopo 37 anni in compagnia delle stagioni, riconosco di essere solare e positiva durante i mesi caldi, influenzata dal buon umore esterno, ma qualcosa dentro di me aspetta con ansia di potersi lasciare andare durante i mesi invernali. Ho finito anche quest’anno, posso andare in letargo.

Perché se le stagioni calde mi rasserenano aspetto il grigio? Credo di avere almeno un lato di luce e uno di ombra, che ciclicamente hanno bisogno di essere nutriti e ricaricati come un qualsiasi organo vitale del mio organismo. La mia ombra in questo momento ha fame, la sua richiesta, specialmente nei giorni di pioggia, è quella di stare seduta sul pavimento freddo, davanti alla porta finestra della sala, guardare fuori, lenta, ferma, in modalità off-line.

La sensazione è quella di essere all’interno di una bolla, dove non riesco ad essere raggiunta dal mondo esterno, come un cellulare con la connessione dati staccata, wifi spenta, modalità aereo, è acceso si ma solo per emergenze. Avverto una sorta di distaccamento dal bianco dell’estate che sta piano piano lasciando il posto alle ondate del mio nero, ondate pericolose che alle volte mi prendono la gola.

Quando il nero ha la meglio è difficile trovare la quantità di luce sufficiente per non perdermi, ma ecco che da un anno a questa parte ho scelto di creare una FIAMMA viva e luminosa per riportarmi sempre nel punto in cui sono partita illuminandomi la strada verso casa.

Il mio bipolarismo è speciale, perché se non fossi qui a raccontarvelo neanche lo notereste, ho imparato a viverci insieme sapendo che, come la canzone di oggi, ha un inizio ma anche una fine certa.

Piccola postilla per tutti, quando attivo la modalità off line ricordate che non sempre le doppie spunte diventeranno blu.

Fedy_ in modalità_Off_Line.

L’infinito.

Le lettere d’amore migliori le ho scritte per chi mi sa ascoltare in silenzio parlandomi con le sue carezze.

Avete presente com’è guardare l’immenso? Bloccare la vista verso qualcosa di cui non vedete la fine che vi riempie l’animo e allo stesso tempo spegne i pensieri?

La sensazione di pace che rimbomba nelle orecchie, ricercata per quasi un anno e finalmente arrivata, entra negli occhi, scende nella bocca, nella gola e mi riempie il respiro. La mia lettera d’amore per te.

“Il tuo profumo è estivo, caldo, benevolo e accogliente. Ogni volta che ci vediamo è la stessa sensazione, mi sento accettata. Mi guardo e nei tuoi occhi mi rifletto, sei fresco e mi rassicuri.

L’infinito, ti guardo mentre ogni giorno compi le stesse azioni, gli stessi movimenti da chissà quanti millenni di anni, e mi sembra come se con me fossi diverso. Ogni volta che ci incontriamo è come se il tuo sapore fosse nuovo, sento le sensazioni che mi regali speciali, solo per me, è una grossa presunzione lo so, ma nonostante tu non sappia parlare io sento la tua voce. Noi possiamo comunicare a voce alta, le tue onde sono il mio saluto che ogni anno mi riservi. Conosco bene la tua lingua, è il suono più dolce che la mia mente senta, amorevole e delicato, noi ci siamo trovati.

Mi siedo sulle tue rive da ormai 37 anni. mi giro verso a sinistra al mattino per assaporare l’aria fresca e respirare la vita, chiudo gli occhi e penso a quello che ho vissuto qui con te, quante volte ti ho portato i miei pensieri e li ho lanciati come sassi per farteli ingoiare e cancellare.

Sono così abituata a vederti e viverti che non riesco ad immaginare la mia vita senza di te, ci vediamo poco si, ma quel poco è la mia ricarica costante, senza non potrei. Non c’è una vista migliore, in qualsiasi stagione, in qualsiasi giornata sei tu il posto dove voglio stare.

E’ forte la tua mancanza appena ci lasciamo, sento ancora il tuo profumo sulla pelle, il tuo orizzonte silente e costante è la mia ancora. Quindi penso a quando, seduta sugli scogli, aspetto il sole sparire dietro alle montagne che ti recintano, lasciando l’ultima scia di luce sulla tua pelle, questo momento è tatuato nella mia mente e sarà l’immagine più frequente che avrò prima di dormire, per rilassarmi e riportarmi sempre li con te.

Se avessi un ultimo desiderio, sarebbe quello di sparire dentro alle tue acque, per non dovermi più separare dal tuo sapore. “

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

Il mio e il suo malinconico infinito.

CASSONE, LAGO DI GARDA, GIUGNO 2020.