Devi imparare a stare zitta.

“Come faremo se non ci fossero le nostre donne in questo mondo? Le donne sono forti, importanti, guidano le famiglie, crescono figli, curano la casa, amano un marito”.. che ansia. L’importante è che la donna sappia bene qual è il suo posto, al centro lui, il solo e unico marito con intorno la meravigliosa cornice.. sua moglie, la regina del focolare domestico, per lei poesie e parole d’amore senza fine, l’importante cara mogliettina è che tu sappia stare sempre un passo indietro e soprattutto che impari a stare zitta.

Siamo nel 2020 ed esiste ancora una generazione che non tollera il fatto che una donna possa anche solo alzare la mano per esprimersi, figuriamoci se si permettesse di rispondere a tono quando istigata da un un interlocutore maschile. In quel caso sguardo vitreo che dice: “ma come ti permetti di rispondermi male?”.

Noi donne siamo tenute ad azionare sempre la modalità “polite” ovvero diplomazia e dolcezza, qualsiasi altra forma verrebbe considerata una sorta di acidità, anomalia ormonale, incapacità di gestione delle emozioni, impulsività, immaturità, fragilità di sentimenti al grido di “oggi è acida, avrà il ciclo”, oppure ancora peggio: “Secondo me ha bisogno di vitamina C” e non intendo quella che si vende in farmacia, come se un rapporto sessuale con un uomo potesse ripagarmi di anni in silenzio a non rispondere perché sono nata donna e non mi è concesso avere opinioni.

In realtà ho il ciclo proprio ora che sto scrivendo, lo dico ai più temerari così da togliere ogni dubbio, ma vi assicuro non da sbalzi ormonali. Sapete cos’è che crea sbalzi d’umore alle donne? Lavorare il doppio per essere pagate quasi come un uomo ad esempio, fare la casalinga e la mamma di fronte a qualcuno che ti dice: “bello stare a casa a fare un cazzo vero?”, e ancora: lavorare otto ore al giorno poi arrivare a casa e anziché coricarmi sul divano in attesa della cena, dover fare lavatrici, stirare, fare le pulizie perché sono ruoli “nostri”, far parte del gruppo whatsapp della classe del figlio con compiti, catechismo, calcio, compleanni. Banali esempi ma.. siamo sicuri che sia il ciclo il problema?

La domanda “hai il ciclo?” posta come forme d’istigazione in risposta ad una nostra presa di posizione è da anni e anni che esiste, ci tengo a dirlo perché è bene mettere in chiaro come venivano trattare le donne in passato, e perché esiste ancora una generazione che ragiona come se fossimo ai primi del ‘900, tramandando questa mentalità chiusa da padre in figlio.

Infatti è proprio in quel periodo che vorrei soffermarmi un attimo, ai tempi i vari “medici” ritenevano le donne soggetti inferiori sia a livello cerebrale che a livello fisico, soprattutto perché sanguinanti ogni mese come se avessimo una sorta di disturbo cronico con ripercussioni anche a livello mentale, tanto da “renderci matte in quei giorni”. A partire dalla prima guerra mondiale ci fu un aumento esponenziale dei manicomi in cui venivano internate per lo più donne. Negli archivi delle loro cartelle cliniche viene quasi sempre riportata la seguente frase: “facile irritabilità, rifiuta di sottostare ai volevi del marito o della suocera, incline agli insulti, incapace di gestire la prole, rifiuto di adempiere ai compiti coniugali”. Nel periodo poi dei fasci il numero di donne fu triplicato, in troppe si rifiutarono di fare da incubatrici per la produzione in massa di figli di razza pura.

Analizziamo la situazione? Nel 1900 e dintorni, una donna di circa 30 ha già come minimo 7/8 figli, (io ho rischiato di impazzire partorendone una) mettiamoci dentro anche qualche aborto spontaneo perché l’ostetricia non era ancora ai massimi livelli. In aggiunta deve curare la casa, i figli, avere rapporti sessuali a comando in base alle esigenze del marito padrone, non può esprimere nessun genere di idea, il più delle volte picchiata perché nella normalità di una famiglia italiana media cristiana e sicuramente viveva con la suocera. Se tutto questo roseo mondo non le piaceva ecco che il ribellarsi destava subito sospetti, si chiamava il medico et voilà internata in manicomio perché irosa, con squilibri, curata se andava bene con 10 elettroshock al mese o coma farmacologici indotti (tutto questo documentato su libri es. Malacarne, donne e manicomio nell’Italia fascista, di Annacarla Valeriano).

Credo questo breve excursus sia sufficiente per capire che la battuta sugli sbalzi di umore e ciclo sia lievemente inadeguata. Avere un’opinione e rispondere a tono a provocazioni o frasi infelici non è sinonimo di acidità femminile, o donna con la lingua lunga, significa essere umano al pari degli altri che difende le proprie posizioni senza entrare nel merito del sesso di appartenenza. Non lasciatevi mai zittire da nessuno, se qualcuno vi sta ordinando di stare zitte c’è un problema.

Spero vivamente che la generazione di cui tanto parlo sia verso la fine, si tratta di uomini chiusi mentalmente che hanno vissuto in famiglie patriarcali in minuscoli paesi con livelli bassi di istruzione, ma che purtroppo si sono sparsi a macchia d’olio, infettando i figli che ai giorni nostri ancora vivono e ragionano in questa modo vergognoso. Spero anche che gli esseri umani stiano facendo in mondo che i bambini crescano senza stereotipi, liberi di parlare e di esprimersi.

Voglio che le orecchie di mia figlia non sentano mai le parole: “devi imparare a stare zitta”, perché amore mio, la libertà è un tuo diritto fondamentale.

Facciamo un passo avanti verso un’evoluzione cerebrale, la mente chiusa è la peggior prigione in cui vivere.

Questo articolo è per tutte quelle donne che negli anni del fascismo hanno perso la vita rinchiuse nei manicomi a causa della loro ribellione verso una vita di dominio maschile, io sarei stata la prima delle rinchiuse.

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Quelle donne con la schiena piegata dalla vita.

Ci sono ferite che non smetteranno mai di sanguinare, sono traumi, rotture, strappi che non salverà neanche il tempo. Oggi ho un peso sul cuore, da qualche giorno in realtà, ho sperato nel miracolo, ma il pragmatismo ha vinto, la nuda verità è un’altra.

Le donne hanno una vocazione per portare croci, alle volte così pesanti da renderle ricurve. Me lo diceva sempre mia nonna: “Con l’età la schiena delle donne diventa gobba, non per la vecchiaia, ma per i troppi dispiaceri che abbiamo dovuto portare con noi, pesano sempre di più e mai uno che se ne vada”. Si nonna avevi ragione, sono pesi che non si levano mai, al massimo smettono di ingrandirsi, trovano la loro dimensione standard ma restano li sulle spalle.

Noi donne abbiamo questa vocazione, mia nonna si è presa in carico la malattia di mio nonno e sua suocera, mia mamma e mia zia hanno preso in carico la malattia delle mamme, io ho aiutato le mie nonne a lavarsi mentre il male le divorava lentamente, e potrei fare altri mille esempi, siamo sempre noi quelle che accudiscono la vita di chi soffre in famiglia, e nel caso delle mie nonne per me è stato un onore. Sono pesi sul cuore però, si perché siamo costretti a vedere come la malattia sgretola le persone che amiamo.

Il peso che ho sul cuore è da circa una settimana che mi ronza in testa, ho scritto questo pezzo appena ho sentito che ero addolorata, ma non ero del tutto convinta di pubblicarlo, per rispetto. Poi ho capito che dovevo farlo, nelle mie catene di parole difficilmente viene dato un nome o un volto, e quindi era giusto scrivere per loro, per quelle persone a me vicine che in questo momento stanno soffrendo, inermi, la speranza è stata stroncata dopo un anno di cure che sono state forse più un calvario.

Penso e sento le lacrime, che sofferenza deve essere? Io sono mamma da soli 9 mesi, e non riesco a pensare alla mia vita senza di lei. Che ferita può lasciare la perdita di un figlio rubato da una male vigliacco che non si è mai fatto vedere se non troppo tardi. La mamma che per mano lo ha accompagnato durante una malattia che lo ha piano piano divorato, lei è li silenziosa, seduta in un angolo della stanza, in attesa del suo l’ultimo respiro. Questo volevo scrivere, volevo parlare del coraggio di questa mamma, che ha sempre sperato, e noi con lei.

Il dolore straziante che curva le spalle, umido di lacrime che scendono da ormai un anno, l’incertezza di un futuro, una vita spaccata in due, bambini piccoli che perdono una delle colonne portanti della loro vita, la sofferenza che non lascia dormire, alzarsi al mattino sperando che arrivi presto la sera, questi pesi sono realtà che tante donne stanno vivendo, non perché ci abbiano costretto, ma perché abbiamo davvero questa vocazione, siamo le persone che più possono accudire una sofferenza, siamo mamme anche se non abbiamo figli.

La vita è un ciclo e nonostante questo non siamo mai pronti ad abbandonare qualcuno. In certi casi però le ferite non diventeranno mai cicatrici, resteranno aperte e sanguinanti sempre. Quante persone hanno smesso di vivere il giorno in cui hanno salutato qualcuno, ogni mattina si alzano dal letto chiedendosi perché. La loro vita è finita nel preciso istante in cui gli è stata strappata di dosso quella persona per cui valeva la pena aprire gli occhi ogni giorno.

Questo è scritto per una donna dal coraggio grandissimo il cui dolore non finirà mai, non è detto che chi soffre di più sia il malato, alle volte credo sia chi resta qui da solo senza la figlia, senza la mamma, senza il marito, senza il papà, senza la nonna, senza un pezzo.. perché ogni volta che ci lascia qualcuno di troppo importante muore anche un pezzo di noi, lasciandoci quel peso enorme che ci spinge le spalle verso terra.

Quelle donne con la schiena piegata dalla vita.

Buon viaggio a te che vai, coraggio a te che resti.

Il profumo delle nonne.

Ieri è stata battezzata la nostra bambina, una bellissima festa dove siamo riusciti a riunire veramente tutti i nostri parenti e amici. Ho scelto una piccola chiesa in un paesino dove mia nonna Adelina si è sposata e ha battezzato tutti i suoi figli, tra cui mio papà, che ha poi sposato mia mamma nello stesso posto. Ieri era anche il compleanno di mia nonna Margherita, quindi ho voluto dedicare quella giornata a loro.

Addirittura ho pensato, dato che la cerimonia si sarebbe svolta con un nostro caro amico parroco, di salire sull’altare per dire un paio di cose su queste nonne preziose, quindi, prima di partire per la chiesa, bevo circa 20 mila gocce di fiori di bach per riuscire a leggere questa “lettera” senza commuovermi troppo.

Vi ricordate tutti che circa 2 settimane fa ho scritto di come pianga molto e soprattutto del fatto che mi bastino un paio di note nostalgiche ed esplodo tipo fontana? Ecco, invece io ho pensato che sarebbe andato tutto bene, solo qualche riga cosa vuoi che sia. Di fatto, appena ho iniziato a parlare di loro, le lacrime sono scese senza controllo, l’unica cosa che potevo fare era concludere velocemente a sentimento per poter scendere dall’altare e piangere comodamente nascosta dietro al vestito della mia bambina, senza riuscire a portare a termine quello che stavo dicendo.

“In questo giorno di festa vorrei dedicare un pensiero speciale alle nostre nonne, non è un caso se due mesi dopo la perdita della mia cara nonna Adelina ho scoperto di essere incinta, e a maggio, 4 mesi prima della nascita ho perso anche la nonna Margherita. Oggi siamo qui a festeggiare Fiamma, a settembre arriverà il mio primo nipote Filippo, due nuove anime al posto di due che se ne sono andate. Ho pianto per due mesi interi la mancanza di quella nonna che mi raccontava la sua vita in bianco e nero e come una magia ecco la mia bambina, il chiaro segno che la mia nonna non voleva più vedermi piangere e mi ha mandato il suo regalo più grande per non farmi più sentire sola. Quando a settembre arriverà il mio nipotino penserò alla nonna Margherita che ci ha lasciato un anno fa, ritornando poi con il fiocco azzurro. Le nonne creano legami, famiglie e hanno un amore che nessuno riesce a pareggiare, se non è grazie a loro che oggi siamo qui, a chi dobbiamo dire grazie?”

Mi rendo conto che era un pò troppo pensare di riuscire a leggere in relax questa mini letterina, volevo gridare forte il loro nome per farlo risuonare tra i muri della chiesa, per farmi accompagnare sempre dalla loro presenza. Non sono riuscita. Una cosa so fare abbastanza bene, ed è scrivere, perciò eccomi qui ad utilizzare i miei mezzi standard per poter portare a termine quello iniziato e non finito ieri.

Noi tre fratelli, abbiamo avuto la fortuna grandissima di poter crescere all’interno di una casa con la stufa accesa, con il profumo delle torte appena fatte, delle lasagne e del pomodoro fresco. Abbiamo guardato le nonne tirare la pasta, stirarci i vestiti, lasciarci giocare in mezzo al fienile. Abbiamo conosciuto le nostre nonne, che erano già nonne a 50 anni, coi bigodini in testa e il grembiule sempre addosso, loro che amavano gli animali, curavano il loro cagnolino o gattino e ci insegnavano la cura delle cose, la passione e la tranquillità di una vita abitudinaria senza pensare a costruirci per essere accettati da questa società. Più di tutto ricordo le loro mani, già nodose e affaticate quando io ero bambina, perchè loro lavoravano tantissimo, instancabili, cucinavano, lavavano, curavano i nipoti, la campagna, la casa, ed erano felici.

Il Natale con queste nonne era una festa calda, nel loro focolare materno, erano le nonne di tutti, erano accoglienza, coccole e lenzuola profumate dove andavamo a nasconderci.

Care nonne, ieri non sono riuscita a parlare di voi come mi ero immaginata, “sei troppo emotiva, devi imparare a controllarti” mi dicevano, ma non è possibile controllare un sentimento forte come quello che mi avete lasciato nel cuore, quando penso a voi le lacrime mi scendono sempre, perchè il vuoto che avete lasciato è grandissimo, io ero la vostra bambina, la vostra mancanza mi ha costretto a diventare grande, quel grande che perde la fiducia in certe magie, in certi profumi che senza nonne non esistono più”.

“Nonna, mamma e figlia, che nel tempo si mescolano, cambiano i ruoli ma rimane il rapporto viscerale. Si perché il legame più forte con loro è stato l’ultimo, quando sono diventate le bambine fragili da accudire, mangiate da una malattia infame, ma pur sempre le mie nonne”. Questo è anche per la mia amica Fra e la sua nonna Maria.

Eternamente con me, in un legame viscerale.

Fede.

Femminismo e religione.

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So già che questo articolo sarà il più difficile, l’argomento che vado a snocciolare è ricco di sfaccettature e non posso toccarle tutte come vorrei.

Come al solito l’idea mi è “caduta tra le mani”. Nonostante i miei quasi 37 anni amo utilizzare i social specialmente instagram. In settimana parlavo nelle stories del fatto che a breve battezzeremo la bimba, mi sarebbe piaciuto aggiungerci anche il nostro matrimonio, ma credo solo per fare una bella festa.. la volontà di legarmi al mio compagno tramite rito cattolico non è di mio gradimento. Ecco che sui social nascono vari confronti ed è proprio l’utilizzo di questi che mi aiuta a sviluppare i miei articoli.

La donna e la chiesa, due entità che ho sempre visto troppo distanti. Sono cresciuta in una famiglia estremamente cattolica con limitazioni ben chiare a noi ragazze dovute alla “lettura” che la chiesa ha scelto sul ruolo della donna, la mia spiritualità è molto forte anche la mia religiosità, ma non legata alla chiesa romana che vivo più come una forma di clericalismo gestito dall’uomo.

Qualcuno mi ha detto la seguente frase: “Quante pippe che ti fai per un battesimo, la gente lo fa perchè è tradizione, come anche sposarsi in chiesa, poi non è necessario che tu ci vada sempre”. In realtà io ci vado in chiesa, perchè è “l’unico modo” disponibile per poter accendere una candela pensando alle mie nonne che mi guardano da lassù, dicendo una preghiera (solitamente inventata da me), parlando con un’entità superiore (di cui sono fermamente convinta) e restando in rigoroso silenzio ascoltando la mia anima. Ecco perchè per me un battesimo o un matrimonio non si fanno “per tradizione”, anzi, trovo siano una forte dichiarazione e ci ho dato il peso che secondo me meritava.

Mia nonna paterna, una forte credente e devota, mi portava tutti i sabati sera in chiesa per la funzione, mi chiedevo sempre perchè vedessi solo uomini sull’altare, la risposta? Le donne devono fare le mamme o le spose, al massimo le suore, ma Dio è uomo e i religiosi di conseguenza. Nella mia testolina di bambina non era chiaro un concetto (che ancora oggi a 37 anni mi porto dietro): la nostra religione parla di accettazione, di perdono, di accoglienza, come fa a non essere paritaria fra gli esseri umani? Prendiamo la Genesi ad esempio, perchè è la donna che porta il peccato originale nel mondo? perchè la donna deve essere sposa, madre e sottomessa al marito? se Dio ci ha creato a sua immagine e somiglianza, chi ha deciso che somiglia di più ad un uomo che ad una donna?

Mi piace pregare in silenzio, meditare prima di dormire, quindi per me sarebbe veramente bellissimo potermi concedere al 100% alla religione cattolica, ma ho bisogno di risposte che possano spiegarmi perchè io non posso entrare in seminario e cercare di diventare vescovo, oppure perchè quando ero bambina volevo fare il chirichetto ma il prete non ne voleva sapere “non puoi sei una bambina”. In realtà, non solo le donne non possono essere considerate al pari degli uomini, ma in passato (e in alcune zone del mondo ancora oggi) in comunità come quelle ebraiche o anche il nostro stesso sacro romano impero, la posizione nei confronti delle donne andava bene oltre quella segnalata nella Bibbia, venivano emarginate a tal punto da vietare l’entrata in chiesa con il ciclo mestruale perchè impure. Etichettate come streghe, arse vive nel medioevo, peccaminose e inferiori. Ma tutte queste azioni intraprese nei nostri confronti dove le hanno lette? Chi ha stabilito che il modo corretto di trattare le donne fosse questo? Ecco qui parlo io in veste di Federica, senza aver letto o fatto approfondimenti, credo che sia stato fondamentale il ruolo del clero in queste vicende. 2020 anni fa nessuno ha stabilito che le donne fossero impure, che dovessero essere stuprate, frustate, picchiate, bruciate, emarginate ecc.., credo siano stati gli uomini a deciderlo nel corso degli anni perchè era comodo così. I romani che andavano in giro per il mondo cercando di conquistare tutto (credo si siano fermati perchè ancora un pò e si invadevano da soli), hanno anche portato in giro la loro idea di religione cattolica, insegnando ai vari conquistati anche in che ruolo andava sacrificata la donna. Sia chiaro che punto il dito contro la nostra religione perchè è quella che conosco meglio, dopo essermi documentata posso dire con una certa sicurezza che quella induista sia la più paritaria. Inoltre non posso di certo affermare che la religione musulmana sia la più restrittiva, assolutamente no, diciamo che, a differenza della nostra, le leggi di inferiorità le ha promulgate, noi invece facciamo finta di essere molto più liberali, ma è tutta finzione.

Ad oggi la posizione della donna nella chiesa è ancora molto marginale, per regole imposte da persone umane a mio avviso. L’ugualianza non è messa in pratica. Allo stesso modo trovo che la posizione della donna all’interno di una famiglia unita tramite matrimonio cattolico vada rivista, io non posso accettare di sposarmi davanti ad un altare e ad un credo che mi vede inferiore a mio marito, non posso accettarlo. Ecco perchè non sopporto di sentirmi dire “mi sposo in chiesa perchè è tradizione”, il matrimonio cattolico ha forti preconcetti e stereotipi che sono sicura non fossero imposti all’arrivo del Messia 2020 anni fa, piuttosto credo facessero comodo agli uomini del tempo e anche a quelli del nostro. Basti pensare che chi  legge il vangelo e la sua omelia da un’interpretazione della parabola spesso amalgamata alla vita quotidiana della comunità, allo stesso modo ho fatto io quando di mio pugno ho letto certi passi del vangelo dando la mia interpretazione. Credo davvero che ci sia una forte liberalità nella preghiera, non è necessaria un’interpretazione univoca. Ecco perchè trovo limitativo che una donna, sentendo la “chiamata” alla vita religiosa, sappia che non potrà mai ricoprire certi ruoli sulla base di interpretazioni fatte chissà quanti anni fa sulle norme del cattolicesimo.

In questo articolo sono racchiusi una vastità pazzesca di argomenti, per scelta ho parlato più di miei pensieri piuttosto che di libri e biografie sul cristianesimo nei quali mi sono persa. Sono veramente convinta che ogni religione sia accumunata da basi umane di accettazione, ugualianza e amore ecco perchè credo sia merito degli “interpretatori” uomini se qualcosa poi è andato estremamente storto, per questo motivo faremo il battesimo, perchè il rito va oltre il velo maschile che l’uomo ha fatto indossare al cattolicesimo.

Sono molti i progressi fatti dalle donne in campo religioso ecco perchè sono certa non tarderemo a prenderci la nostra paritaria postazione a fianco dei nostri colleghi uomini. Concludo dicendo che non ho bisogno di sentirmi il perchè storicamente sono gli uomini “a dir messa”, andiamo oltre grazie.

“Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù.” Galati 3,28.

 

 

La molestia verbale.

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E’ questa immagine che mi ha dato l’idea per l’articolo che sto scrivendo. Per chi ne avesse bisogno ecco la traduzione: “Sono uno scrittore, qualsiasi cosa tu dica o faccia potrebbe essere usata in una storia”.

Oggi vi racconterò la storia di una ragazza che ha deciso di vendere vestiti e scarpe tramite siti atti a questo on line e scoprì com’è facile subire la molestia verbale da parte di soggetti esterni. La favoletta sarà scritta in prima persona perchè la ragazza in questione sono io.

Nelle ultime due settimane ho avuto modo di fare il tanto temuto cambio dell’armadio, mi sono messa d’impegno decidendo di mettere da parte tutti quei vestiti, borse, scarpe accessori che non metto più. Sono per lo più vestiti nuovi che ho messo forse un paio di volte, sono una vittima degli acquisti compulsivi e non sono mai riuscita a frenarmi. Dopo una gravidanza che mi ha portato ad aumentare di una taglia, ho moltissimi capi da eliminare, questo perchè non ho nessuna voglia di mettermi a dieta o perseguire modelli di fisici stabiliti da non so bene chi.

Messi da parte tutti i capi incriminati ho iniziato a caricare immagini a tappeto su vari siti (non farò nomi). La situazione che mi si è presentata è stata a dir poco imbarazzante, ma non per me.. per chi mi ha scritto. Ho ricevuto circa una ventina di contatti 5 donne e 15 uomini. Alcuni dialoghi, i meno volgari, li pubblicherò sotto, come testimonianza. Esempio di chat relativa a scarpe col tacco: “Ciao vorrei comprare le scarpe per la mia ragazza, sono ancora disponibili?” – “si,certo” – “avrei bisogno di vederle indossate puoi metterle e farmi un video?” – “no mi spiace, non mando foto o video dei miei piedi con le scarpe” – “ok ma per 50 euro che chiedi potresti anche fare una foto dove si vedono le tue caviglie” – “scusa mi stai chiedendo delle foto dei miei piedi in cambio dell’acquisto (probabile)?”. Questo è uno dei tanti, un altro invece per un abito taglia 44: “Mi diresti le tue misure per capire se possono andar bene per la mia ragazza?” – “io ora sono una taglia 46 quindi le mie misure non fanno fede” – “sarai molto formosa quindi? curve e un bel seno?”

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Vorrei farvi notare il terzo screenshot dove lui mi scrive: “era solo per parlare, da li a pensar male ce ne vuole”, certo perchè sicuramente chiedermi se sono mora e se facevo la modella sono frasi utili per l’acquisto di un vestito da 20 euro, ma come potete vedere ha cercato di dare la colpa a me, cioè ho frainteso i suoi messaggi.

Si definisce cat calling o violenza verbale quelli frasi o esclamazioni urlate e lanciate per strada al passaggio di una ragazza, (vi dico solo che un personaggio come Macron lo ho dichiarato reato, per noi in Italia sono ancora considerati complimenti), fanno parte di questo anche tutti i vari richiami e “complimenti” fatti tramite i social.

Durante una delle mie mille stories fatte su instagram ho raccontato di questo fatto, spiegando come per un semplice vestito o scarpa un uomo si senta autorizzato a “fare il porco” e non ho intenzione di utilizzare altri eufemismi. Mi è dispiaciuto molto leggere una reazione di una ragazza che, dopo aver visto i miei video, mi risponde dicendo: “pensi di essere figa solo tu perchè ti scrivono questi?”.  Questa ragazza non ha pensato troppo al fatto che i messaggi di questi schifosi potessero urtarmi, ma lo ha letto un pò come un lamento del tipo: “oddio mi cercano tutti perchè sono troppo figa”. Come facciamo a lottare contro quelli che dicono: “si ma se l’è cercata guarda come si veste”, se poi per una cosa così puntiamo subito il dito contro una nostra simile?

Ho parlato spesso di solidarietà femminile, di empatia, di supporto, di sostegno tra donne come unico modo per battere il patriarcato e rimetterci sullo stesso piano dei nostri colleghi uomini, ma com’è possibile vincere una guerra se le nostre alleate sono le prime a vederci come nemiche? La cosa che mi ha spiazzato ancora di più è che per un attimo mi sono sentita sbagliata io, come se in effetti avessi messo in vendita vestiti o scarpe “poco raccomandabili” e che ovviamente un maschio incappato nelle mie foto sia caduto nella trappola, questo perchè sto vivendo anch’io una lotta internamente dove sto cercando di scacciare via quello che la società ha voluto inculcarmi.

Concludo la favoletta del lunedì dicendo che ho segnalato i vari utenti al sito, ma mi è stato risposto che non hanno utilizzato termini inappropriati o non sono andati contro le politiche di compra vendita del sito.

Non possiamo cercare una società che ci rispetti come individui se le prime a non ascoltarci e sostenerci siamo noi. Donne per le donne.

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