Chi ha spento la luce?

Divido i mesi dell’anno per blocchi di colore, da marzo ad agosto i colori sono piuttosto accesi, da settembre a febbraio una gamma di grigi, un po’ come ho diviso le aree della mia mente.

Settembre è il mese che mi prende per mano e mi conduce verso il noir dei mesi gelidi, in tutti i sensi. Un mese in cui si tenta di riprendere i ritmi intensi abbandonati prima dell’estate, che però mi restano attaccati addosso come pesanti zavorre che non riesco a metabolizzare.

Il colore del cielo e del sole che cambiano, incupendomi fin dal primo risveglio. Ho dei ricordi ben distinti, di quando ero bambina, associati a questo periodo dell’anno, soprattutto legati alle mie campagne verdi.

L’ora crepuscolare accompagnata da quella lieve nebbia che piano piano prende il posto del calore estivo, il verde che cede il posto a varie tonalità di gialli e marroni, rami che mano a mano si spogliano di ogni loro protezione, il buio che ogni giorno si insinua prima, qualcosa o qualcuno deve aver spento la luce, ed io non trovo l’interruttore.

Non mi stupisce che, il mio animo bianco e nero, abbia sempre avuto una passione per i racconti esoterici legati alla fine dell’anno, quante storie fin dalle elementari leggevo sulla festa di Ognissanti che noi oggi chiamiamo Halloween, la fine della stagione estiva e l’inizio del freddo, del buio, la fine dei raccolti.

Gli ultimi mesi dell’anno segnano il momento preciso in cui la mia mente inizia ad annebbiarsi, scurirsi, si anima, vive da sola e prende un’ autonomia non concessa rispetto alla strada in cui cerco di incanalarla a fatica ogni giorno. Settembre, ottobre, novembre, sono i mesi in cui ho avuto le ricadute peggiori, momenti in cui sento che quel lato oscuro con cui convivo non è del tutto un mio alleato, piuttosto un avido personaggio che, appena mi trova distratta, cerca di rubarmi tutta la lucidità, vincendo sul controllo che ho sulla mia mente.

A volte mi chiedo se, quel lato che io fingo di non conoscere, sia il mio essere reale; come posso non tener conto del fatto che mi curo per non lasciarlo dominare? Se non lo facessi sarebbe totalmente libero di inghiottirmi, ciò significa che io sono realmente questo? Senza le mie cure cosa ne sarebbe della mia mente così colorata e serena?

La differenza di chi sono senza terapia non è banale; quando sono serena, sento di aver luce e sole dentro di me, consapevole anche della presenza di nuvole e i temporali, ma ben calibrati e capaci di vivere insieme nello stesso cielo. Quando sto bene, io e il mio lato oscuro siamo amici, in sintonia, viviamo insieme, una convivenza equilibrata, come se davvero fossimo due esseri paritari.

Cazzate, quando sto male si ribalta tutto. Il cielo diventa quello autunnale, fatto di grigi, il sole non c’è, è stato totalmente coperto, giorni interi di grigio totale, dove la nebbia copre la lucidità ben salda fino a poche settimane fa.

Com’è essere bipolari? Questa è la realtà, non ci sono giorni di sole o nuvole solamente, ma settimane di nebbia, dove perdi anche la strada più comune che ogni giorno percorri.

Cosa c’è che non va? Cosa ti ha scatenato questa sensazione? Perché sei caduta in questo buco? No non c’è nulla che non va, non ci sono motivi scatenanti. Il bipolarismo o qualsiasi altro disturbo psichico è ciclico, come lo è il lavoro su un appezzamento di terreno agricolo, per fare un esempio comune, ciclico, influenzato dal clima, dalla luna e da chi lo ara.

Il mio lato oscuro è una sorta di maggese, un momento in cui metto a riposo la lucidità della mente, per restituirgli fertilità, ma prima deve passare attraverso un anno di totale carestia e svuotamento.

Questi sono i lati di una mente scomposta in settori non comunicanti tra loro, dove l’unico filo conduttore è il poterlo scrivere su un foglio, alleggerendone i contenuti. Aree di colore e aree di grigio, che durante alcune stagioni, fanno veramente paura.

L’incognita più grande per chi soffre di questo disturbo è il non sapere per quanto tempo il cielo resterà coperto, la nebbia oscurerà il sole, la terra può dirsi davvero fertile solo se illuminata dai suoi raggi.

Aria di cambiamento.

Sembra impossibile anche solo pensarlo, ho seguito le elezioni americane dall’inizio alla fine e la cosa che più mi dava dubbi era proprio l’elezione di Biden perché legata ad un viceministro donna, di colore, precisamente asioamericana, un popolo che solo quattro anni prima aveva votato per un personaggio come Donald Trump, come era possibile? Eppure, passavano i giorni e notavo come fosse lei, Kamala Harris la vera scoperta, ecco perché questa vittoria dei democratici è sua, nostra.

Mi sono immaginata mia figlia a 18 anni circa che leggendo il mio articolo mi guarda e dice: “mamma si viveva proprio male quando sono nata io”, si perché voglio sperare che questo piccolo passo darà il via ad un insieme di cambiamenti, che tra qualche anno, renderanno tutto possibile per le bambine di oggi.

Posso raccontarvi una cosa di cui quasi mi vergogno? Circa 10 anni fa ho avuto la mia esperienza politica, si. L’ho voluta con tutta me stessa, ci credevo. Ero giovane, avevo fiducia nella mia voglia di fare, nel mio cambiamento e mi ero vista come una giovane politica attivista che finalmente può far uscire il suo lato motivazionale per “cambiare le cose”, ero determinata e combattiva. Inaspettatamente vengo eletta, con così tanti voti che resto senza parole, mi hanno dato fiducia, ora tocca a me.

Perché me ne vergogno? Beh perché ho rappresentato per 5 anni tutto quello che attualmente combatto senza rendermene conto, speravo di portare un vento fresco, ma non lo si può fare se le menti sono chiuse e hanno paura di aprire le finestre sul mondo, l’aria fresca e pulita potrebbe far male al cervello delle persone da gestire.

Inizio la mia esperienza ma qualcosa non mi torna, gli assessorati vanno ai soli uomini, noi pochissime donne elette siamo consiglieri soltanto. Col tempo imparo che ogni cosa che posso dire deve essere prima concordata, imparo che le poltrone e i numeri contano di più di quello che i cittadini hanno votato, imparo che noi donne siamo li solo per una questione di facciata, le famose quote rosa, una gran scocciatura per tutti.

Non sto facendo critiche dirette, ci mancherebbe, ho semplicemente fallito io, perché, sulla base di non so cosa, credevo in qualcosa di diverso. Se nel piccolo le cose sono così orchestrate, ho pensato, chissà come sono nel grande, una grandissima delusione. Ho fatto scelte dettate dal credo conservatore bigotto, anziché ascoltare la vera voce interna che gridava vendetta. Non mi preoccupo di scrivere queste parole, perché sicuramente chi ha “collaborato” con me in quegli anni è troppo anziano per accendere un PC (la politica in Italia è fatta da vecchi), oppure non si azzarderebbe mai ad andare a leggere un blog femminista, e infine, nel caso in cui lo facesse, mi giudicherebbe la solita donna che farebbe meglio a stare zitta, dietro a un fornello a cucinare (sempre che ci riesca).

Ho chiaro il fatto che nessuno in questo paese mi stia veramente rappresentando, anzi. Provo un grosso senso di rabbia verso chi si veste da crociato cristiano con il crocefisso per farsi propaganda attirando il popolo medio, la cristianità, la religione non vanno mischiate con il credo politico, provo rabbia verso chi sfrutta le minoranze per raccogliere voti, e provo rabbia verso chi è più ignorante di me e pretende di rappresentarmi. Sono stanca di vedere solo uomini al tavolo dei potenti, sono stanca di sentire parlare solo gli uomini per gli uomini.

Per la prima volta dopo tanti anni ho visto una luce, Kamala Harris è il primo vicepresidente donna negli USA, prima donna di colore, prima asioamericana, in prima linea da sempre per i diritti delle minoranze: donne, afroamericani, comunità LGBT, questo è un traguardo. Una vittoria per tutte le donne che negli anni hanno dovuto piegare la testa e la schiena ed ubbidire, donne che hanno dovuto guardare da esterne i movimenti e le scelte politiche di un popolo di cui facevano parte solo sulla carta, bambine che finalmente vedranno qualcosa di diverso, che spero negli anni, diventi normale.

Questo voto nuovo è stato un messaggio, una richiesta di cambiamento, di speranza, di unità, di voce per le persone diverse dagli uomini bianchi della working class americana ben rappresentati da quel bifolco di Trump. Le comunità sono fatte di tanti gruppi, ognuno ha la sua voce, diversa certo, ma vanno ascoltate tutte, non deve esisterne una più forte delle altre.

Col senno di poi dico che quegli anni di politica mi sono serviti molto, per capire quello che non avrei mai voluto essere, mi hanno aperto gli occhi e mi sono serviti per ammettere i miei errori. HO CAMBIATO IDEA e lo dico a voce alta, perché ne vado fiera, cambiare opinione è una delle cose più difficili da fare, e per me è stato un cambiamento anche nello stile di vita. Ho dovuto guardarmi dentro e capire che non appartenevo al mondo bigotto, piccolo, chiuso e radicato in credenze popolari del medioevo, tutto questo mi sta stretto addosso come una taglia 38 (sono una 46).

Sono una cittadina del mondo globale e combatto la politica malsana con delle armi potentissime: leggo, imparo, studio e mi INFORMO, contro di questo la classe politica non può nulla, la loro vittoria è basta sulla nostra ignoranza.

Oggi qualcosa è cambiato, apriamo le finestre e arieggiamo le stanze, fate spazio alle donne. Go Kamala go!

Fedy_On_The_Blog, HOPE AGAIN!