Lettera a mia figlia

Cari lettori, questa è una lettera molto personale per la mia bambina che, quando sarà grande, potrà leggere i nostri primi mesi di vita insieme per capire quanto bene mi ha fatto. Il coraggio è donna, ed è proprio grazie a lei se ho deciso di farvi entrare nei miei pensieri. Buona lettura.

Sabato 09 maggio, 2020

Ho pensato spesso in questi giorni al momento in cui sarai in grado di entrare nel blog della mamma e leggere quello che ha scritto (e che spero stia ancora scrivendo). Mi sono immaginata quante domande potresti farti, pensando al perchè ho intrapreso una strada così lontana dalla realtà che vivo, sognando ancora all’età di 36 anni di scrivere pagine e pagine per lasciarmi leggere da chi passa di qui. In queste lunghe righe vorrei spiegarti cosa mi ha portato ad avere il coraggio di scrivere pubblicamente tutti i pensieri che popolano la mia testa. Mi è sempre piaciuto scrivere, l’ho fatto per anni, su quaderni sparsi in tutta la mia cameretta, scrivevo racconti, favole, ricordi, mettendo all’interno estratti della mia vita per potermene in un certo senso liberare. Sono sempre stata schiava di giudizi e pregiudizi, condizionandomi a tal punto da non pensare neanche lontanamente di poter coltivare questa passione, perchè era troppo per me, io non mi sono mai sentita capace.

Il piacere per la scrittura vive da sempre nel mio sentire, nella mia anima, per anni ho imparato a soffocarlo perchè “sono una donna qualsiasi, nata in un paesino qualsiasi destinata ad una vita normale in cui ci si concentra sul lavoro, la spesa, il mutuo, le bollette ecc.. la vita da sognatrice non porta di certo la cena in tavola”. Sono nata donna, il mondo mi ha insegnato che i sogni vanno sacrificati, e che sono gli uomini a doversi realizzare, noi possiamo anche non farlo.

Ho iniziato i nove mesi in tua attesa in preda al niente, col pensiero fisso di non aver concluso nulla di buono nella vita e non riuscivo a capire come avrei potuto essere la tua mamma. Sono sempre stata così sfiduciata nelle mie capacità, mi sono sempre svalorizzata a tal punto che a un colloquio di lavoro ricordo il titolare che mi chiese “Ti va bene la paga base di 1.000 euro?” e io ho risposto: “al momento mi andrebbero bene anche 900 euro dato che non prendo lo stipendio da mesi”, niente quindi sono stata assunta con paga base da 900 euro (mi raccomando fatti valere Fede). Così sicura di sbagliare sempre tutto che quando io e il tuo papà abbiamo pensato ad avere un bambino io mi sono detta: “proviamo tanto figuriamoci se riesco a concepire”. Ho passato una soffertenza così forte in passato che veramente pensavo non mi fosse mai concessa “la grazia” di essere mamma.

Invece esattamente dopo una settimana ho iniziato a vomitare. Possibile che ci fosse da qualche parte un’anima buona per me? Possibile che ci fosse una bambina che non aspettava altro che venire a farmi compagnia? Ero talmente sorpresa dal fatto che tutto fosse funzionato così bene che, fino al terzo mese, non avevo neanche capito che di li a breve due occhi grandi e luminosi mi avrebbero guardato. Ecco i primi pianti, perchè nella mia testa ti eri sbagliata, come poteva essere che avessi scelto me? Una persona senza infamia e senza gloria, con un sogno in un cassetto chiuso per mancanza di fiducia in se stessa, che ha dato più importanza alla concretezza e alla superficialità della vita piuttosto che la valorizzazione, cosa potevo insegnarti? Quando ho scoperto che eri una bambina, mi sono esaminata a fondo, quante volte la cattiveria dell’uomo mi ha marchiato la pelle, trasformandomi in una persona falsa al bisogno, preferendo rapporti brevi e poco impegnativi per non disturbare le mie abitudini, che futuro ti aspettava?  Ho pianto tanto perchè non sapevo come ricambiare la tua fiducia nell’avermi scelto, ti immaginavo da grande.. pentita della mamma che ti eri trovata.

In questo piccolo sogno che vivevo non ho mai avuto la presunzione di chiamarmi scrittrice, nonostante questo, ho speso tempo e soldi per fare dei corsi che potessero darmi un titolo, pensando che solo con la carta e l’attestato nessuno mi avrebbe riso in faccia. La verità è che so di avere un piccolo dono tra le dita quando scrivo, è la mia cura, la mia terapia. Qualcuno del settore mi ha detto qualche giorno fa: “hai un talento nello scrivere, questo è fuori discussione ma lo fai ancora in maniera troppo umana”. Lo so, l’ho sempre saputo, qualche anno fa ho partecipato ad un corso per migliorare questo “difetto” ma la conclusione è stata pessima. Ho speso soldi per diventare più sterile nello scrivere, ma io non scrivo per vendere o promuovere articoli, lo faccio per passione e la passione non è forse uno degli aspetti umani più imperfetti e appaganti? E’ proprio questa umanità che fa mia la scrittura che scelgo di usare.

Finiti i nove mesi qualcosa è cambiato, sei arrivata in punta di piedi, senza fare rumore, sembrava quasi volessi disturbarmi poco per lasciarmi dormire. Nonostante la tua fame e il tuo bisogno di contatto le tue carezze erano più sicure e decise di quelle che ti facevo io. Le mie innumerevoli imperfezioni mi facevano sentire sempre meno adatta ad essere la tua mamma, ma tu non mi mollavi mai, ogni giorno mi cercavi sempre di più e finalmente ho capito che tu eri arrivata per togliermi quei pregiudizi e darmi quell’autostima che negli anni mi hanno tolto di dosso, tu volevi proprio me.

La persona più cattiva, esigente e severa con me stessa sono sempre stata io, e dovevi arrivare tu per aiutarmi ad aprire i libri scritti negli anni, perchè posso essere “capace” anche io di fare qualcosa. Avevo paura a mostrare agli altri quello che mi piaceva fare, quel pensiero ricorrente del “non ce la faccio”. Se ho deciso di mostrare al mondo il mio lato nascosto è perchè mi hai fatto vedere come non sia necessaria la perfezione nelle cose che amiamo fare, la passione che ci mettiamo le rende uniche e umane. Tutti questi pensieri liberi di uscire sono mossi da qualcosa che brucia dentro ogni volta che prendo in mano carta e penna, sei tu Fiamma, voglio fare qualcosa di buono per te.

Ecco, per citare il signor “esperto nel settore” questo è uno degli “articoli” più umani mai letti, emotivo, passionale, è mio. Purtroppo bambina mia nella vita non si mangia con i sogni, questo la tua mamma lo sa bene, mi hanno insegnato ad essere concreta, lavorare studiare, fare test, corsi, sbattermi per avere qualcosa per poi arrivare alla fine con una mancanza soltanto: il coraggio. Seguire i propri sogni è quello che ci tiene vivi, anche se non è detto che ci si possa pagare il mutuo, ciò non toglie che un’ora alla sera tu non possa alimentare quel sogno con la passione che ti contraddistingue. Per troppo tempo sono rimasta spenta per paura di giudizi che hanno perso tutti i significati appena ti ho visto, il tuo nome è la luce che mi guida a casa. Fiamma.

“Lights will guide you home and ignite your bones and I will try to fix you” – Coldplay 2005

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4 pensieri su “Lettera a mia figlia

  1. Irene (la Gnoma) ha detto:

    Incredibile come ti cambi il diventare mamma.
    Rivedo in quello che scrivi anche parte della mia storia. Se non fosse nata mia figlia, non so se mi sarei scoperta tanto forte da pubblicare il mio primo libro, che è solo una piccola favola ma è il concetto che conta.
    Da mamme, all’improvviso sappiamo che dobbiamo essere più forti di tutto il mondo per difendere le nostre bimbe da qualunque cosa. Sfrutta questa forza per imparare a tenere al sicuro anche te stessa, anche da te stessa.

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    • Fedy_On_The_Go ha detto:

      Da mamme scopriamo anche di essere veramente forti, io davvero non credevo. Per la prima volta ho pensato di farcela a “fare qualcosa”. Ci vuole coraggio nel pubblicarsi, quindi possiamo dirci forti in questo.

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      • Irene (la Gnoma) ha detto:

        Secondo me possiamo dirci forti in tutto, ora.
        Parlando per me, era il coraggio definitivo che mi mancava. La scrittura può diventare molto intima, apre al mondo una parte di me che ho sempre tenuto nascosta. E invece ce l’ho fatta e non sono morta! Quante cose posso fare, ora?

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